il problema della posizione dominante di WPP arriva a Montecitorio

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TESTI ALLEGATI ALL’ORDINE DEL GIORNO della seduta n. 729 di Mercoledì 5 dicembre 2012

 

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA DELLA VEDOVA e RAISI. —

 

Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

 

all’interrogazione a risposta immediata n. 3-01553, presentata in data 29 marzo 2011 dagli interroganti e relativa alla concorrenzialità e alla trasparenza del mercato pubblicitario, l’allora Ministro dello sviluppo economico aveva risposto che il peculiare ruolo riconosciuto dall’ordinamento interno alle autorità indipendenti non consentiva al Governo di intervenire sulle materie di loro competenza;

 

alcune prime importanti risposte, in ordine alla questione allora sollevata dagli interroganti, sembrano giungere oggi dagli esiti dell’indagine conoscitiva sul settore della raccolta pubblicitaria avviata dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel luglio 2010 (delibera n. 402/10/CONS del 22 luglio 2010) e arrivata pochi giorni fa a conclusione (delibera n. 551/12/CONS e relativo allegato A);

 

l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha ravvisato che il mercato italiano dell’intermediazione pubblicitaria è dominato dalla presenza di un operatore, il gruppo Wpp che, da solo, ne controlla oltre il 40 per cento e che tale quota di mercato è incrementata negli ultimi anni, passando dal 32 per cento del 2003 a oltre il 40 per cento nel 2011;

 

«a livello più generale» – si legge nella relazione – «la concentrazione di tutto il mercato italiano è cresciuta sensibilmente in pochi anni (di oltre 800 punti in soli sei anni), passando da livelli di moderata concentrazione (al di sotto dei 2.000 punti di dell’indice Herfindahl Hirschman ovvero HHI index) a valori superiori alla soglia critica di 2.500 punti. Se l’elevata concentrazione del mercato può essere spiegata, in parte, dalla suddetta struttura dei costi dei centri media (con elevate economie di scala e di gamma), così come il processo di consolidamento appare comune a tutti i mercati sviluppati, si evidenzia, in modo inequivocabile, l’esistenza di un fenomeno tutto nazionale. L’Italia presenta, infatti, rispetto ai maggiori mercati internazionali, la maggior quota di mercato del primo operatore e il più elevato tasso di concentrazione, che solo nel nostro caso supera quota 2.500, mentre nel Regno Unito, in Germania, in Spagna e negli Stati Uniti è compreso tra 1.500 e 2.500 punti ed in Francia è addirittura inferiore a 1.500 punti»;

l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha, inoltre, evidenziato l’esistenza di «criticità nell’assetto del mercato nazionale dell’intermediazione pubblicitaria e nella relativa struttura delle negoziazioni che possono pregiudicare il corretto funzionamento di tale ambito con significative ripercussioni sulla dinamica concorrenziale». Secondo le Merger guidelines della Commissione europea e del Dipartimento di giustizia/Federal trade Commission statunitense, l’Italia è l’unico Paese ad avere un assetto di mercato molto concentrato, a fronte di una generale tendenza (con l’unica eccezione della Francia) di moderata concentrazione. In questo contesto, è evidente come l’elevata concentrazione del mercato nazionale collochi l’Italia in una posizione del tutto peculiare rispetto agli assetti internazionali;

 

l’elevata concentrazione determina, tra l’altro, un equilibrio del mercato che non garantisce esiti efficienti, né rispetto alla concorrenzialità dell’offerta, né rispetto alla trasparenza delle dinamiche di prezzo. Da ciò è anche conseguita l’uscita dal mercato e il fallimento di operatori indipendenti di minori dimensioni. In sostanza, per questa situazione di mercato, molti imprenditori piccoli e medi sono falliti con evidenti ripercussioni sull’occupazione;

 

«la concentrazione del mercato» – si legge sempre nella relazione – «appare accompagnarsi ad una soglia dimensionale minima per l’accesso ai servizi di intermediazione (barriere all’accesso). In altre parole, come per altri mercati, l’allontanamento dell’equilibrio di mercato da un esito concorrenziale determina una riduzione dell’offerta con conseguente mancato accesso ai servizi da parte di una quota significativa di potenziali clienti ed evidenti ricadute sul benessere collettivo. Da ciò deriva il numero sensibilmente minore di società che in Italia investono in pubblicità, e quindi la relativa ristrettezza del settore pubblicitario nazionale». Inoltre, «l’attuale configurazione delle relazioni di mercato appare caratterizzata da un elevato livello di opacità. Ciò in virtù della complessità tecnica e economica delle relazioni medesime, dell’assenza, o comunque della mancanza di reale valenza, in Italia di listini pubblicitari, nonché della diffusa pratica della discriminazione di prezzo (ossia di strategie di prezzo e/o di sconti definite per singolo cliente)»;

 

alla concentrazione anomala del mercato dell’intermediazione pubblicitaria, si aggiunge che, secondo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il settore pubblicitario nazionale è ancora caratterizzato da un’accentuata concentrazione delle risorse in capo al mezzo televisivo ed a pochi operatori ivi operanti. In particolare, «il gruppo Fininvest agisce stabilmente in posizione di assoluta leadership» e «l’elevata concentrazione dell’offerta pubblicitaria in capo a poche concessionarie è idonea a condurre l’intero sistema pubblicitario verso un equilibrio inefficiente» che rischia così «di riverberarsi sull’intero sistema pubblicitario anche in considerazione dei legami sussistenti con i (maggiori) centri media»;

 

il mercato pubblicitario pesa per circa il 2 per cento sul prodotto interno lordo e la sua apertura e concorrenzialità, sempre citando la relazione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, «produce un risultato positivo sull’equilibrio di tutto il sistema economico; viceversa un elevato grado di concentrazione di tale ambito può accompagnarsi ad una significativa concentrazione anche nei mercati che utilizzano la pubblicità come elemento competitivo strategico. Accanto a questi, il settore pubblicitario, rappresentando una considerevole fonte di reddito per tutti i mezzi di comunicazione, sia tradizionali che innovativi, produce effetti sull’intero sistema dell’informazione di un Paese avanzato»;

 

nel gennaio 2012, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ritenuto di non aprire una formale istruttoria in merito ad una denuncia depositata, non ravvisando che il gruppo Wpp detenesse una posizione dominante nei mercati dei servizi di intermediazione pubblicitaria, di ricerca di mercato e di marketing per le comunicazioni, e di non dare così corso ad ulteriori accertamenti nella valutazione dei comportamenti segnalati –:

 

quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare al fine di contrastare le posizioni dominanti nel mercato pubblicitario, così come segnalate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, e le pratiche opache e anticoncorrenziali che distorcono le condizioni di accesso per gli inserzionisti, per gli intermediari e per i proprietari dei mezzi di comunicazione, così pregiudicando, oltre allo sviluppo del settore, anche il pluralismo del sistema dell’informazione. (3-02641)

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